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giovedì 10 luglio 2014

I 3 grandi errori da evitare nella scelta dell'avvocato

Si sa, purtroppo nella vita prima o poi toccano a tutti delle disgrazie.

Si prova a tenersene lontani con scongiuri, con grandi e piccole scaramanzie, con offerte agli Dei e tattiche dilatorie… ma inevitabilmente arriva per ognuno il maledetto giorno in cui ci si rende conto di aver bisogno di un avvocato!

Del resto, mica potete pensare che i guai capitino sempre agli altri, no?

Ebbene, datemi retta: quando quel momento arriva, è meglio premunirsi per evitare ulteriori drammi. Già è orribile il pensiero di doversi recare da questa figura mitologica a metà fra un serpente piumato ed un licantropo… cerchiamo almeno di non commettere ulteriori errori.

Ce ne sono tre, più consueti:

1) Mi serve un avvocato bastardo, così distruggo l’avversario.
Sfatiamo un mito, amici miei. Gli avvocati “bastardi” di solito lo sono sempre, non solo quando fa piacere a voi. In altre parole sono innanzi tutto “bastardi dentro”. Se non hanno scrupoli con l’avversario state tranquilli che non ne avranno nemmeno con voi, ed anzi, è molto probabile che proprio voi sarete le loro prime, spesso uniche, vittime. Dovete sapere infatti che di solito tali colleghi “ringhianti” sono ben conosciuti nell’ambiente, sia dagli altri avvocati che dai giudici, e per questo ampiamente disistimati ed ostacolati. Raramente riescono a sortire risultati positivi. Tranne che a loro favore, naturalmente, facendosi pagare fior di parcelle.


2) Mi occorre un avvocato bravo, quindi vado dal migliore.
Ahimé, dovete sapere che “l’avvocato migliore” è una proiezione del nostro desiderio di assistenza. Come tale, però, è solo una illusione. Esistono i grandi studi “di moda", è vero, ma di solito sono tali perché si fanno pagare moltissimo, soprattutto per l’immagine e la struttura. Se vi rivolgete ad uno di questi, è molto probabile che l’incarico sia preso dal suo notissimo titolare (che poi vi presenterà una parcella adeguata al suo nome), ma che il lavoro venga effettivamente svolto da uno dei più giovani di studio. Perciò, meglio è informarsi fra parenti ed amici per individuare un professionista onesto e diligente, di cui si abbia già avuta esperienza e di cui si siano già verificate queste due doti essenziali e decisive. Poi, nel colloquio che avrete con lui, sentirete “a pelle” se potrete fidarvi o meno. Di regola, ciò basterà ampiamente a farvi ottenere ragione, se l’avete.


3) In fondo se ho ragione vincerò comunque, quindi non mi serve un avvocato di fiducia, mi basta quello che si fa pagare di meno.
Eh. Magari fosse così semplice! Partiamo da un dato di fatto: nessuno lavora gratis. Ne voi, ne l’avvocato. Quindi, se lo pagate poco è perché… lavora poco.
La strada opportuna è invece quella che vi fa pagare il giusto in relazione alla qualità dell’impegno che ottenete. E qui affrontiamo il secondo punto: non è detto che “aver ragione” vi consenta di ottenere per ciò solo un giudice che ve la riconosca. La verità processuale molto spesso è diversa da quella reale, ed è necessaria una grande collaborazione fra voi ed il vostro legale di fiducia affinché le due verità possano combaciare. Quello che conta davvero in un legale, e che fa la differenza, è l’esperienza, la capacità strategica di saper utilizzare gli strumenti normativi più adatti e tanto, tanto buon senso. Se riuscirete a trovare un avvocato così (ce ne sono, credetemi) sarete sulla buona strada per ottenere risultati accettabili. Ricordate però che pretendere onestà va bene se sarete voi i primi a garantirla, sia nelle informazioni che fornirete che nella ricompensa che riconoscerete.


Insomma: più conoscete il vostro legale, più lo eviterete nel futuro!

lunedì 7 luglio 2014

La giustizia di Paperinik

Ho sempre adorato il papero notturno, alter ego di un malcapitato vittima di zii despoti, nipotini insopportabili, fidanzate volubili e sfortune varie.

In fondo la dimensione del giustiziere fornito di gadget fantascientifici appartiene alla fantasia di ognuno di noi. Chi non vorrebbe poter spiaccicare con un panzer gommato l’auto di quel bruto che ci ostacola il parcheggio?

Chi non godrebbe ad usare una enorme mano a molla per schiaffeggiare il vicino che si ostina ad ardere puzzolentissime braci sul balcone di fianco al nostro, proprio quando il caldo ci costringe a lasciare aperte le finestre?

Quella parte di noi che è preda di rabbie, di rancori, di sensi di rivalsa, vorrebbe esprimere la propria furia distruttiva in ogni modo possibile, appena possibile.

Viviamo in un’epoca in cui il malessere collettivo ed individuale è quotidiano. Siamo tutti insoddisfatti della nostra vita, delle nostre relazioni, e tendiamo solitamente ad addossarne la responsabilità volta per volta agli obiettivi che i media ci propongono.
Possono essere i politici, sempre ladri (beh… ;-)) oppure gli extracomunitari, sempre profittatori, o magari i massoni, perennemente intenti a tramare o i clericali, oscurantisti per definizione.

Via di questo passo, generiamo categorie su categorie; l’importante è che siano nemiche, ostili, responsabili di tutta la nostra sofferenza, di tutti i mali, di tutti i guasti.
Ovviamente gli avvocati non sono da meno: oggettivamente, nella percezione generale, un omicidio di un avvocato non è un reato… e battute, barzellette, motti di spirito ostili non si contano.

Ne cito giusto uno, così, tanto per esempio:
Avvocati : preferiti alle cavie nei laboratori medici perché si riproducono più in fretta, sopprimendoli non si hanno problemi di coscienza, e poi san fare più cose dei topi. (Michael Rafferty)

Probabilmente, se veniamo percepiti con tanto amore e riconoscenza in larga parte del mondo, un po’ di responsabilità l’abbiamo: quanto meno, non siamo stati capaci di evitare che tanti di noi mostrassero meno scrupoli di una medusa killer. 

Eppure nessuno mi toglie dalla mente che le generalizzazioni per categoria, con la loro logica di “giustizialismo alla Paperinik” finiscano per ritorcersi contro gli stessi giustizieri, che, ben contenti di aver deatomizzato con un apposito accrocco ideato da Archimede Pitagorico tutti gli odiati legali, non si accorgono così di aver fatto il gioco di altri e più organizzati profittatori.

Da anni la figura del difensore viene sistematicamente demolita. 

In parte, lo abbiamo detto, dagli stessi appartenenti all’Ordine, che davvero ben poco hanno fatto per imporre ai propri iscritti vere e stringenti norme deontologiche e comportamentali.
In larga parte, però, c’è lo zampino di ben altri figuri.

Con la giustificazione di costi esorbitanti, comportamenti vessatori, parcelle insostenibili ed irresistibile tendenza all’evasione fiscale, associazioni di “consumatori” insieme a legislatori complici, hanno devastato la normativa preesistente, imponendo ai professionisti onesti (perché quelli disonesti trovano comunque il modo di continuare ad esserlo, fregandosene altamente) dapprima retribuzioni ridicole, soprattutto per i giovani, e poi via via sottraendo ambiti di esercizio dell’attività.

Invece di puntare ad una “sanificazione” della professione, facendo in modo che i disonesti, i profittatori, gli incompetenti, venissero espulsi dal sistema, si è preferito mortificare la figura dell’avvocato difensore del cittadino, delegittimandolo, imponendogli una serie di oneri (assicurazioni, aggeggi informatici da acquistare a carissimo prezzo, vincoli di parcella e non avete idea quante altre follie) ed estromettendolo da molti ambiti.

Così il consumatore-cittadino è vendicato. Quegli sporchi truffatori/evasori degli avvocati sono sistemati.

Bene.

Ma ai diritti della gente chi ci pensa? 

Non si sa. Davvero, nessuno lo sa.